martedì 10 maggio 2011

Mostra fotografica di TIZIANA ARICI

Quando la delicatezza dei sentimenti si unisce a quella della fotografia,
nascono eventi unici.
Annuncio con infinito affetto
la mostra personale di Tiziana Arici 
dedicata alla sua mamma. 


12 commenti:

  1. bella e delicata mostra...vorrei essere più vicina!
    buonagiornata cara Gianly

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  2. Sarà sicuramente molto emozionante!

    Un bacio,
    Paola

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  3. belle,si sente il tocco femminile :)

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  4. peccato la lontananza, sarebbe stato sicuramente emozionante esserci :)

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  5. questa foto è meravigliosa, peccato essere lontani :-) come è andata ieri? baci

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  6. peccato non esserci incontrate ieri in fiera...come è andata la visita?
    Che bella immagine hai postato.........
    Un abbraccio

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  7. Dev'essere meravigliosa questa mostra...

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  8. In questa immagine meravigliosa si legge il nostalgico tragitto della vita e mi commuovo.
    Un bacio a Tiziana e un grazie immenso a te per tutte le tue delicate attenzioni.

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  9. Meravigliosa la foto in apertura. E "por una cabeza" suonata da tuo padre mi ha fatto venire i brividi. Ma perchè non posso sentirla live? Ti abbraccio e mi dispiace non passare più spesso cara, ho un periodo infernale. Abbraccio come sempre, Pat

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  10. Anna Lisa Ghirardi17 maggio 2011 22:01

    Dato che ho il piacere di presentare la mostra della fotografa Tiziana Arici, riporto qui il mio testo critico, sperando di farvi cosa gradita.

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  11. Anna Lisa Ghirardi17 maggio 2011 22:02

    Colomba…un delicato, quanto suggestivo nome, che sin da subito è parso il titolo ideale per la mostra che Tiziana Arici dedica alla madre per i suoi 92 anni; quindi semplicemente il suo nome, perché esso è a tal punto evocativo da sembrare accortamente meditato.
    I Romani dicevano che il nome é un presagio, nomen omen, e ben sappiamo come spesso ci appaia decisamente appropriato alle persone a cui appartiene. Colomba è bellezza, candore, pace, spirito, amore, protezione Per noi spettatori di questo ciclo fotografico non è la donna in sé a istituire la corrispondenza con il suo nome, in quanto lei resta nella sua dimensione privata, ma quegli spiragli di sguardi che la figlia-fotografa accende sul suo corpo immortalato, che della donna ci riportano una frammentata visione.,…
    Questo lavoro, realizzato tre anni fa, è stato a lungo custodito dall’artista, come qualcosa che per la prima volta, in una carriera più che ventennale, parla palesemente anche dei propri affetti, delle proprie emozioni, della propria intimità. La fotografa, da interprete del mondo, che pone il suo occhio sulle cose, le persone, i luoghi, quasi protetta da una distanza più o meno sottile che viene a crearsi tra l’oggetto ripreso e sé, diviene ora narratore autobiografico. L’obiettivo, come mai prima, è rivolto fuori e dentro sé.
    La motivazione che l’ha portata a realizzare questo ciclo fotografico è da ricercarsi del resto nello stesso intento originario della fotografia, ovvero la volontà di immortalare l’immagine rapita e con essa tutto ciò ci evoca, di rendere eterno ciò che vorremmo portare con noi oltre ogni lontananza, oltre ogni separazione, oltre il tempo. I suoi ritratti sono infatti reminiscenza e sostituzione, sorta di eidolon, nel significato di immagine, anima, spettro, riflesso del corpo vivo. La Arici immortala un corpo che da carnale si fa etereo, da presente si fa evanescente, da palpabile si fa ricordo. Interessante al riguardo si fa il modo con cui rielabora i dettagli catturati: crea immagini che, filtrate attraverso merletti, si scindono nelle percezioni duplicate di una visione, di una realtà; la figurazione, inserita nel plexiglas, è resa tridimensionale, ma nel contempo diafana, la luce sembra infatti smaterializzare la forma moltiplicandone la percezione. Dei merletti sono trattenute sul supporto impronte e ombre, instaurando un gioco allegorico, forse nemmeno del tutto conscio alla fotografa.
    Amore, possesso, attaccamento, ma anche malinconia, senso dell’abbandono, solitudine presagita pervadono queste effigi.
    A tal proposito sembra appropriato l’accostamento ai versi di Pier Paolo Pasolini che in Memorie esprime con intensità il sentimento diviso tra la passione verso la madre amata e la paura di perderla.
    “Torno alle giornate/ più remote del nostro/ amore, una marea/ di muta gratitudine,/ e disperati baci./ Tutta la mia infanzia/ è sulle tue ginocchia/ spaventata di perderti/ e perdutamente/ felice di averti[…] Una bellezza fonda/ d’ombre nella fronte/ pura e nell’onda/ giovane dei capelli-/ magra negli ossi/ del mento e degli zigomi,/ dura nella tenera/ curva della faccia-/ bellezza di ragazzo/ o ladro- trasparente/ e torbida- riempita/ da una vecchia innocenza,/ indurita dagli anni/ ma, forse, ancora mite…/Ah, odiosa mitezza/ adorabile in te/ ch’eri davvero bella. […]”.
    La fotografa guarda infatti attraverso l’obiettivo con un sentimento che scinde il profondo godimento percepito dall’amore, che partecipa del corpo e dell’anima materna, e la malinconica consapevolezza dell’assenza. Colomba è svelata in una dimensione intima e sensuale, nella sua essenza di individuo amante e amato, contro ogni moderno stereotipo femminile. Le rughe si fanno motivi, come i merletti, in quanto tracce di un tempo che non vuole essere cancellato con correzioni digitali, ma vuole essere cucito sulla pelle, perché essa trattenga tutto ciò che è, ed è stato.
    Colomba è corpo e anima, materia e pensiero, presenza e scia...

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  12. Grazie Anna Lisa, ospito il tuo testo con immenso piacere!

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Il tuo commento motiva il mio lavoro, grazie

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